Ci sono diritti che noi “occidentali” diamo per acquisiti. Spesso diamo per scontato che questi diritti fondamentali siano garantiti a tutti, in tutto il mondo. Accedere all’acqua potabile potrebbe sembrare un’ovvietà… ma purtroppo per milioni di persone è ancora solo un miraggio e quando all’uomo è negato l’accesso ad un bene così prezioso, le conseguenze socio-politiche, nonché sanitarie, sono disastrose. Non si può continuare ad ignorare chi soffre, è nostro dovere fare qualcosa! A Mogadiscio, capitale di una Somalia che non conosce pace da decenni, in queste settimane si stanno muovendo delle “formiche operaie” per trasformare in realtà questo innegabile diritto – i.e. l’accesso all’acqua potabile. Nei distretti di Shibis, Karan Nageyela, Karan Wajeer e Yaqshid ci sono diciotto pozzi costruiti una decina d’anni fa ma che, a causa dell’incuria derivata da uno stato di guerra che non vede fine, sono inutilizzabili dalla popolazione martoriata. Ora questi pozzi sono investiti dal progetto di recupero realizzato dal Modavi in collaborazione con l’ONG Maalin Brothers ed il Comune di Palombara Sabina (Rm), che dal 2011 li renderà nuovamente attivi per assicurare acqua salubre a circa 32mila persone. Prevista anche una campagna di sensibilizzazione nelle scuole laziali dove si raccoglieranno dei fondi per assicurare la manutenzione dei pozzi il più a lungo possibile.
Il progetto, finanziato dalla Regione Lazio, porterà un sollievo alla catastrofica situazione sanitaria che attanaglia
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