Basandoci sui dati aggiornati al 2007 è possibile determinare la presenza di extracomunitari nel nostro Paese con una proporzione che rende una precisa idea del fenomeno: le cifre ci parlano di un immigrato ogni circa 20 residenti. Si tratta di un dato significativo che dimostra in quale misura l’Italia sia ormai diventata una delle destinazioni più importanti del flusso migratorio, almeno in ambito europeo. I dati forniti dal Rapporto Annuale Istat contano, infatti, sul suolo italiano più di 3.500.000 di soggiornanti regolari (il 5,8% del totale dei residenti), superiori a quelli della Gran Bretagna e di poco inferiori a Spagna e Francia.
Gli stranieri che risiedono nel nostro Paese sono per lo più rumeni (640 mila) – aumentati nel 2007 di quasi 300 mila unità a seguito dell’entrata del loro Paese nell’UE e della loro emersione dall’irregolarità – albanesi (400 mila), marocchini (370 mila), cinesi (160 mila) e ucraini (135 mila).
Peculiarità dei migranti che giungono in Italia è la loro provenienza da tutte le parti del mondo, una caratteristica che fa del notrso Paese un puzzle etnico e culturale che non ha precedenti né riscontro nella storia europea recente.
Altro dato che emerge dall’indagine Istat è il progressivo processo di stabilizzazione che riguarda le comunità immigrate presenti nel nostro territorio, stabilizzazione testimoniata dai comportamenti familiari e riproduttivi dei cittadini stranieri che hanno deciso di eleggere l’Italia a come loro nuova casa. In aumento, infatti, le famiglie con almeno un componente straniero, Tra queste famiglie, due su tre sono interamente straniere. Sono sempre più numerosi, inoltre, gli immigrati che decidono di avere figli in Italia. Dei 560 mila nati iscritti in anagrafe nel 2006, quasi 58 mila (il 10,3%) sono nati da coppie di cittadini stranieri, con un incremento pari all’11,1% rispetto all’anno precedente.
Al di là di questo quadro generale sulla situazione dell’immigrazione in Italia è bene sottolineare che, negli ultimi decenni l’immigrazione verso i Paesi europei, Italia compresa, è profondamente cambiata. A lasciare la propria terra d’origine in cerca di fortuna non sono più in prevalenza uomini molto giovani, che arrivano da soli nei Paesi d’accoglienza per spedire le rimesse e con l’idea di non trasferirsi stabilmente. Oggi la percentuale delle donne che affronta il viaggio della speranza è cresciuta vertiginosamente, tanto che nel nostro Paese l’immigrazione femminile aumenta di continuo e costituisce il 54% del fenomeno nel suo complesso.
Proprio questo mutamento strutturale del fenomeno migratorio impone una riflessione più ampia sulle condizioni delle donne immigrate in Occidente, ma in particaolare in Italia. Un tema che purtroppo passa alla ribalta mediatica solo in occasioni tragiche ed eclatanti.
I motivi
Le immigrate sono, quindi, una realtà in crescita ed un soggetto socio-economico sempre più attivo. Non sempre, però, la situazione è così rosea. Ovunque in Europa, violenza e grosse disparità nelle condizioni di vita affliggono questa categoria per una pluralità di motivi. Mentre per il migrante uomo è più facile trovare dei percorsi di socializzazione, fosse solo attraverso il lavoro, per molte donne si pone il problema del riadattamento in un contesto in cui non c’è più la rete di protezione della famiglia allargata. Molte donne immigrate, soprattutto nelle zone isolate del territorio, vivono il senso della solitudine e la depressione di una condizione di sradicamento affettivo.
Recentemente il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sulla materia, in cui si rileva come le donne immigrate siano maggiormente esposte a maltrattamenti, fisici, psichici in buona parte a causa della mentalità, degli stereotipi negativi e delle prassi prevalenti nei Paesi d’origine e come in talune comunità migranti esse affrontano problemi cruciali quali l’emarginazione, i matrimoni forzati, la mutilazione genitale e i cosiddetti crimi d’onore.
A ciò la Risoluzione del Parlamento UE aggiunge che le donne immigrate devono affrontare gravi problemi di inserimento, soprattutto per via di un non facile accesso al mondo del lavoro, limitate competenze linguistiche, scarsa partecipazione all’istruzione di base e scarsa partecipazione alla vita sociale e culturale del Paese di accoglienza.
Questa realtà, tuttavia, tende a rimanere invisibile, e le denunce sottotono. Troppo spesso, in nome di un multiculturalismo superficiale, si è permesso che tradizioni retrogade e discriminatorie si imponessero sulle donne immigrate. In Italia, molte donne straniere non lavorano, non escono di casa, non vanno a fare la spesa. La maggior parte è analfabeta. Non conosce i numeri e non è, quindi, in grado di comporre un numero di telefono o di prendere un autobus.
Molte donne straniere, inoltre, presenti nel nostro Paese portano nel corpo un’ulteriore violenza; oltre ad essere state più o meno violentemente srdaicate dalle loro origini, esse sono segnate nel fisico, e probabilmente nella mente da antiche pratiche escissorie: vere e proprie mutilazioni sessuali. Le motivazioni più frequenti alla base di queste pratiche sono molteplici, ma tutte sottendono modelli culturali di dominio dell’uomo sulla donna. E al di là degli aspetti culturali, è importante evidenziare che numerose possono essere le conseguenze di carattere medico-sanitario, oltre che di carattere psicologico, relative a questi rituali.
Alla luce di questa drammatico quadro, si impone la necessità di attuare misure maggiormente efficaci di accoglienza ed integrazione delle donne immigrate, che rappresentano ormai la maggioranza di coloro che migrano nel nostro Paese.
Il progetto, quindi, ha il fine di intraprendere un processo di inserimento, integrazione e accompagnamento specifico per donne immigrate, attraverso un percorso innovativo che prevede la stimolazione della coscienza di genere in un senso emancipativo e di consapevolizzazione dei diritti.
Nello specifico si prevede l’organizzazione e la realizzazione in 6 città italiane, diverse per dimensione e posizione geografica, di Interventi di Strada, composti da un team di psicologi, esperti legali, operatori sociali e mediatori culturali, in grado di svolgere le seguenti azioni:
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