Mission
Il valore di una civiltà si può misurare soprattutto dall’attenzione che essa presta alle fasce più deboli. Detto ciò, la grande considerazione in cui va tenuto un fenomeno come quello del volontariato non avrebbe bisogno di altri argomenti che non quelli dell’osservazione del servizio quotidiano ed efficace reso in tali ambiti. L’attività del volontariato si esplica, infatti, in favore della tutela della salute e dell’ambiente, l’assistenza e integrazione sociale dei disabili, la tutela dei diritti degli anziani, l’esistenza di una rete di relazioni di solidarietà che interviene nelle situazioni di reale bisogno delle categorie più deboli.
Il lavoro del Modavi, nel suo complesso ed in ogni singola azione, è finalizzato a rimuovere le cause del disagio sociale. Tentare di arginare il disagio con interventi non ponderati non risolve il problema, anzi spesso ne alimenta l’auto-rigenerazione. Il Modavi si concentra sul disagio sociale a partire dalla sua radice, la causa prima scatenante; soltanto in questo modo le azioni di promozione sociale saranno veramente efficaci per eliminare il disagio sociale.
Al centro della nostra visione del mondo c’è la persona umana, che è sempre fine e non mezzo della politica (intesa nel suo significato originario). Per questo motivo il Modavi difende la dignità e la qualità della vita in ogni suo aspetto: dall’infanzia alla senilità, dalla sicurezza ambientale alla solidarietà tra i popoli, passando sempre e comunque per un modello virtuoso di vivere la vita.
Tutto ciò è stato messo fortemente in discussione dalla filosofia positivista che ha quasi completamente sovvertito l’ordine dei valori su cui era strutturata la nostra società. La ricerca del progresso a tutti i costi ha subordinato la persona al sistema economico, trasformandolo in uno degli ingranaggi che lo compongono. Da ciò deriva anche l’utilitarismo, il cui pensiero dà valore soltanto a ciò che è utile per la conquista del progresso; con l’utilitarismo, dunque, anche le persone possono essere giudicate con le categorie di utile ed inutile, con delle evidenti ricadute sociali ormai divenute storiche. Il progresso non è un valore in sé, deve essere necessariamente accompagnato a dei valori di riferimento più alti del profitto e del benessere materiale.
La possibilità di incidere sulla realtà sociale passa attraverso la nostra capacità di incarnare concretamente, nelle azioni quotidiane, una concezione della vita e del mondo antitetica a quella dominante; una concezione, le cui parole chiave sono solidarietà, azione disinteressata, coraggio di «sporcarsi le mani»: ripulendo, semplicemente, un parco o portando aiuti ad un popolo martoriato dalla guerra. E così, consapevoli, come Gaber, del fatto che «se potessimo mangiare un’idea avremmo fatto la nostra rivoluzione», ciò che vogliamo opporre all’egoismo e all’utilitarismo imperanti è una nuova cavalleria nel significato più alto, ed estremamente pratico, di schiera di uomini che si battono disinteressatamente in difesa dei deboli e per l’affermazione di un codice di comportamento estraneo e superiore a qualsivoglia logica di mercato e di sfruttamento. Quale definizione migliore di questa potremmo dare del volontariato?
Se da un lato il volontariato si presenta come prestazione di lavoro (sia pure gratuito), come centro erogatore di servizi, come tentativo di dare risposte ad urgenze assolutamente concrete, dall’altro ci appare come manifestazione di relazionalità, come agenzia produttiva di senso, come espressione di bisogni simbolici di partecipazione, autorealizzazione, identità.
Il volontariato diviene una sorta di terra di confine nella quale funzione di servizio e funzione politica tendono a compenetrarsi e a produrre un’azione sociale nuova, non pienamente caratterizzata nell’uno o nell’altro senso. Il carattere distintivo di tale azione non è quindi, la mediazione tra la sfera politica e quella sociale, ma piuttosto la ricerca di una relazione attraverso forme di rappresentanza diverse da quelle tradizionali.
I tempi, i ritmi, il sistema economico che strutturano il nostro sistema sociale, tendono a modellare un individuo spesso alienato, poco consapevole delle complessità della realtà in cui vive e dipendente dai modelli imposti dai mezzi di comunicazione di massa. Il senso di partecipazione, impegno e interesse per il problemi collettivi in altri anni si era esplicato intorno alle iniziative di movimenti e partiti politici. Oggi possiamo affermare che i sentimenti preponderanti nei confronti della politica e del mondo istituzionale siano la delusione e la sfiducia. In questo vuoto va ad inserirsi l’attività del volontariato creando un nuovo spazio in cui l’individuo possa identificarsi nel suo rapporto con gli altri e recuperare un proprio senso della socialità.
Questo nuovo sentimento di appartenenza si manifesta, nell’esperienza del volontariato, su due diversi livelli. Il primo riguarda il gruppo di volontari che condivide non solo un universo di valori, ma anche la partecipazione ad un’esperienza e ad un’azione comune. Il secondo si rivolge, ovviamente, al rapporto con «l’altro», sia esso un minore in difficoltà, un ex detenuto o uno straniero, attraverso cui viene a ricostituirsi un tessuto sociale in maniera trasversale e complessa da una serie di scambi e relazioni. L’esperienza del volontariato si rivela, quindi, fondamentale non solo per quelle categorie che direttamente usufruiscono di iniziative ed aiuti concreti ma, soprattutto quando sono i giovani ad agire, per gli stessi operatori che vanno recuperando uno status di cittadini pieno e consapevole.
La persona umana non può essere identificata con una soltanto delle sue dimensioni di vita; essa è al contempo mittente e destinatario di una lunga serie di bisogni sociali, pertanto si deve considerare come unità organica inscindibile. Per questo motivo il Modavi persegue lo sviluppo integrale di tutto l’uomo e tutti gli uomini.
C’è bisogno di più umanità tra le persone. Sgretolati dagli ingranaggi del mondo moderno, stanno scomparendo anche i rapporti umani, quelli veri fatti di sguardi, discorsi e contatto fisico con l’altro. Le persone si chiudono in loro stesse per rifugiarsi in una dimensione virtuale che produce solitudine ed egoismo. Appare evidente come, nell’agio e nel disagio, le persone siano sempre più sole. Il Modavi vuole ricostruire le relazioni sociali a partire dalla famiglia – elemento irriducibile della società, la più piccola unità in grado di funzionare in modo autonomo, per usare un’espressione propria del linguaggio biologico – e promuovere l’altruismo per difendere chi non può farlo da solo, rimodellando una necessaria dimensione comunitaria.




















