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Sanremo 2012: per noi ha vinto Geppi Cucciari

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geppi-cucciari-300x223«Non se ne parla tanto sui giornali. Rossella Urru è una volontaria italiana. Gente che ci rende orgogliosi di essere nati qui. Lavora per aiutare donne e bambini in Algeria, nel Saharawi. Da 117 giorni questa ragazza è prigioniera. L’hanno rapita nel deserto insieme ad altri due cooperanti spagnoli. Allora io spero che il suo futuro sia qui, a casa sua, libera e presto. E che intanto se ne parli. Che siano anche queste, in Italia, le donne che fanno notizia». La canzone più bella di questo Sanremo 2012 l’ha cantata Geppi Cucciari.

Ci sono donne che fanno notizia per il nuovo fidanzato o per una farfalla sull’inguine, altre, nella migliore delle ipotesi, si ricordano soltanto quando scompaiono. Il resto della loro vita lo passano al buio mediatico: nessun opinionista scrive di loro, nessun servizio televisivo fa zoom sui loro lineamenti. Eppur ci sono e il loro agire quotidiano manda avanti il mondo. Sono mamme che si spaccano in quattro per i loro figli, donne che hanno talmente tanto amore dentro di sé che si sentono in dovere di donarlo a quante più persone possibili. Ecco, Geppi Cucciari ha ricordato una di quelle donne di cui non ci si ricorda mai, come Rossella Urru, privata della libertà proprio perché si stava dedicando a persone che nessuno ricorda mai, come i Saharawi.

Bella musica anche i fischi all’indirizzo di Adriano Celentano. Qualcosa di simil-futurista, quasi come quando nel 2010, sempre a Sanremo, l’orchestra si ribellò al verdetto della fantomatica giuria popolare e anche lì giù fischi dalla platea. Adriano il Predicatore proprio non ci è piaciuto. Il Molleggiato si è ritagliato ancora una volta un ruolo che non gli appartiene ma che ostinatamente vuol recitare – e che gli viene commissionato con moneta sonante. Questa volta andare sopra le righe non lo ha fatto rientrare nella categoria “rock”; in compenso, oltre alla moneta, si è guadagnato una bella salva di fischi sonanti.

Buona anche quella cantata da Emma. Una canzone di protesta, che nasce dalla crisi, più o meno come quella di Roberto Vecchioni che vinse l’anno scorso. Non stando a noi giudicare la qualità musicale, possiamo dire che è una canzone che viene dallo stomaco, utile per far arrivare l’urlo degli ultimi a tutte le orecchie d’Italia.

Insomma, questo Sanremo non sarà certo ricordato per l’offerta musicale… Però in questi casi, come diceva il Chiambretti di Markette, tutto fa brodo.