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Voglia d’Italia.. ma anche di Argentina!

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argentina12E’ arrivato da pochi giorni in Argentina il primo gruppo di volontari italiani protagonisti del progetto “Voglia d’Italia”. Il progetto, finanziato dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri permetterà ad un totale di 20 ragazzi (10 residenti in Italia e 10 residenti in Argentina, ma con cittadinanza italiana) di trascorrere un periodo all'estero, offrendo loro la preziosa opportunità di approfondire le proprie conoscenze linguistiche, nonché di conoscere da vicino realtà nuove e diverse. Ecco il primo racconto che ci arriva direttamente da Villa Bordeu, in Argentina…

Volontari bagnati, volontari fortunati. Appena ci siamo avvicinati al comedòr siamo stati bersagliati da una scarica di palloncini pieni d’acqua. I bambini di Villa Bordeu – la villa in Argentina è l’equivalente della favela brasiliana – si erano nascosti dietro la siepe del comedòr – complice il nostro Matteo, che era già lì – e così ci hanno dato il loro benvenuto. Una “piccola vedetta argentina” deve aver segnalato il nostro arrivo perché giunti a una decina di metri dalla struttura si è levato un grido che noi pensavamo fosse solamente gioia, invece era l’assalto (di bontà, s’intende). Qualcuno di noi si è arreso subito, altri hanno tentato la fuga con armi e bagagli ma alla fine sono stati raggiunti e costretti ad entrare nel comedòr bagnati fradici, per la gioia della gioventù festante che ci attendeva all’ingresso… e Matteo che cercava di convincerci che non c’entrava niente.
Camila, Brisa, Ramiro, Alan, Gabi… Un bacio solo, sulla guancia sinistra. Così si saluta in Argentina… e così si sono avvicinati a noi, uno ad uno, i bambini presentandosi con il loro nome. Hanno tirato fuori i loro strumenti musicali che stanno utilizzando per il corso di “murga” – la musica popolare villera – e hanno inscenato una piccola esibizione… come se fosse la banda musicale della comunità a darci il benvenuto ufficiale. Poi tutti in corteo (di corsa) al parco giochi – la plaza – distante un centinaio di metri, per divertirsi fino all’ora della merenda preparata per loro nel comedòr.
All’interno del centro comunitario – cioè il comedòr, che in spagnolo vuol dire mensa, ma non solo – ci sono delle donne, piuttosto giovani, intente nel lavorare alcuni fogli di carta per farne delle forme strane. Sono le donne della villa, ragazze madri, alcune di loro hanno i figli che giocano pochi metri più in là. Tutte danno il loro piccolo contributo alla buona riuscita della missione, tutte “figlie” di Luz, l’indomabile matrona del comedòr.
Le volontarie del servizio civile chiamano la merenda ma i bambini, soprattutto i maschi, non ne vogliono proprio sapere di abbandonare così la loro partitella di calcio. Indossano le maglie dei loro campioni, come Messi, alcuni di loro hanno magliette rossonere note agli occhi italiani.
Finita la merenda bisogna lavarsi i denti… ma molti bambini non fanno i salti di gioia… e scappano inseguiti dalle nostre ragazze tutt’intorno alla casetta dalle mura dipinte. Lucila, Diana, Damian, … Nel piccolo corridoio prima del bagno c’è una specie di bacheca in stoffa, con tante piccole tasche, ognuna con un nome, dove sono custoditi in bella evidenza gli spazzolini dei bambini.
Il pomeriggio volge al termine… e arriva il momento di giocare a “lobos y campecinos”. Un gioco di ruolo dove i bambini sono divisi in lupi e contadini. Arrivata la notte, i lupi scelgono un contadino da uccidere. Di giorno arriva la vendetta dei contadini. Solo la strega e il veggente possono cambiare l’esito delle cose.

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