There are no translations available.  “Accogliamo con favore la mozione di cui Andrea De Priamo (Pdl) è primo firmatario" ha dichiarato Irma Casula, Presidente Nazionale del Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano (Modavi). “Esporre la bandiera tibetana al Campidoglio - continua - nel giorno del cinquantatreesimo anniversario dell’insurrezione di Lhasa, rappresenta certamente un segnale forte ed efficace” “Il Modavi - ha aggiunto Casula - sposa da sempre la causa dell’autodeterminazione dei popoli e auspichiamo una possibile soluzione diplomatica, che metta fine non solo al clima di tensione, ma anche alle pesanti violazioni dei diritti umani perpetrate ai danni di questo popolo. Il dominio cinese ha già portato oltre un milione di morti e trent’anni di violenze contro le donne tibetane, costrette, a causa della politica del figlio unico, all’aborto ed alla sterilizzazione forzata. Si è celebrata proprio ieri la festa della donna: al sit-in di domani, davanti all’Ambasciata Cinese, non si dimentichino le donne del Tibet ed i soprusi che continuano a subire”.
There are no translations available. La bella notizia della liberazione di Rossella Urru, purtroppo, non è stata confermata. La gioia era grande e comprensibile: nel giro di pochi minuti, dopo la conferma delle agenzie di stampa nazionali, la notizia aveva fatto il giro del web, inondando la rete di messaggi entusiastici. Aspettando che questa estenuante attesa abbia termine, ed augurandoci che a breve Rossella possa davvero tornare in Italia, pubblichiamo questa interessante analisi di Fausto Biloslavo, pubblicata su Il Giornale in data 5 Marzo 2012.
Rossella è prigioniera di un grande intrigo (e di tante menzogne) La notizia della falsa liberazione della Urru sfruttata dai terroristi per alzare la posta. Con i media complici di Fausto Biloslavo - 05 marzo 2012
La falsa notizia della liberazione di Rossella Urru, la cooperante nelle mani di una banda di tagliagole islamici da 4 mesi, non può essere solo una bolla mediatica nata da media locali, rilanciata dalla potente Al Jazeera e alimentata, come mai era accaduto prima in casi di rapimenti internazionali, da qualche testata italiana. Ingrandisci immagine Non è escluso che si tratti di un gioco al massacro con fini oscuri, che per il momento ha sicuramente dilaniato i familiari di Rossella. L'obiettivo: alzare la posta della liberazione, far pressione nel momento in cui il ministro degli Esteri spagnolo era in visita in Mali per occuparsi dei due ostaggi di casa sua rapiti assieme alla nostra Urru. Oppure mettere in imbarazzo la Farnesina e l'Unità di crisi, che per ore ha continuato a non confermare la liberazione passando per oscuri censori. Il supposto scambio fra Rossella Urru e terroristi prigionieri si è sciolto come neve la sole nello spazio di una nottata. Il famoso gendarme mauritano che doveva venir liberato assieme all'italiana, dopo il rilascio di un sospetto terrorista dalle carceri locali, non è mai tornato a casa. Sembra che sia solo slittato di una settimana l'ultimatum per tagliargli la testa. Lo stesso giornale on line Sahara media, che sabato mattina aveva strombazzato la liberazione di Rossella, si sarebbe prestato al gioco al massacro. «La notizia su un accordo tra il governo mauritano e Al Qaida, per la liberazione di Rossella Urru e del poliziotto mauritano, è falsa» ha affermato alle agenzie una gola profonda che lavora al sito. Pure al Jazeera, che ha rilanciato nel mondo la notizia della liberazione, fa marcia indietro. A questo punto è lecito chiedersi quali siano le «fonti investigative qualificate» citate sabato sera dall'Adn Kronos che confermavano la liberazione. E come mai altre testate come Sky Tg 24 davano per certa la notizia. Per non parlare della bufala su Rossella già consegnata ai mediatori italiani. A tal punto che da Fiorello, in prima linea per la liberazione, ai politici di ogni schieramento, si faceva a gara nel cantare vittoria. Margherita Boniver, che più volte si è occupata, come inviata speciale della Farnesina, di casi così delicati ha spiegato a Il Giornale: «Non c'era alcuna liberazione. Siamo di fronte ad una fuga di notizie provocatoria con chissà quali fini». Non solo: è la prima volta che l'annuncio infondato sulla liberazione di un ostaggio si autoalimenta a dismisura e ancora non sembra scemare. La stessa Unità di crisi della Farnesina bombardata da notizie che davano per certa la liberazione ha avuto dei dubbi e si è messa a controllare se qualcosa, sul terreno, fosse sfuggito, ma purtroppo non era così. Le ipotesi variano dalla banale bolla mediatica che si autoalimenta grazie al «verbo» di Al Jazeera, al tentativo dei sequestratori di creare un polverone per alzare il prezzo della liberazione. Sabato era in visita in Mali il ministro degli Esteri di Madrid, Josè Manuel Garcia-Margallo. Con il presidente maliano, Amadu Tumani Turè, ha affrontato la «questione degli ostaggi occidentali e, in particolare, quella dei due spagnoli» rapiti con Rossella. L'unica notizia trapelata è che «stanno bene». Nella palude terrorista del Sahara tutto è possibile e Rossella potrebbe tornare a casa nel giro di poche ore, ma il problema di fondo è che l'Italia ha poche «antenne» nelle zone dove operano i talebani d'Africa.
There are no translations available. I mezzi di comunicazione di massa “ufficiali” fanno orecchie da mercante, così il mondo del web si è mobilitato da solo. Tutti uniti per ricordare e chiedere la liberazione di Rossella Urru, la giovane volontaria italiana sequestrata da un gruppo terroristico nel campo saharawi, in territorio algerino, dove lavorava.
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There are no translations available. È lecito dire che gli argentini siano italiani al quadrato. Nelle lande sterminate della pampa e nelle città senza limiti urbanistici, vizi e virtù del Bel Paese si sono moltiplicati a dismisura. Genio e sregolatezza si sono insinuati nel dna del popolo argentino; le senti nell’aria come goccioline frizzanti o le vedi incollate sui muri scrostati che parlano di un’eterna giovinezza.
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There are no translations available. E’ arrivato da pochi giorni in Argentina il primo gruppo di volontari italiani protagonisti del progetto “Voglia d’Italia”. Il progetto, finanziato dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri permetterà ad un totale di 20 ragazzi (10 residenti in Italia e 10 residenti in Argentina, ma con cittadinanza italiana) di trascorrere un periodo all'estero, offrendo loro la preziosa opportunità di approfondire le proprie conoscenze linguistiche, nonché di conoscere da vicino realtà nuove e diverse. Ecco il primo racconto che ci arriva direttamente da Villa Bordeu, in Argentina…
Volontari bagnati, volontari fortunati. Appena ci siamo avvicinati al comedòr siamo stati bersagliati da una scarica di palloncini pieni d’acqua. I bambini di Villa Bordeu – la villa in Argentina è l’equivalente della favela brasiliana – si erano nascosti dietro la siepe del comedòr – complice il nostro Matteo, che era già lì – e così ci hanno dato il loro benvenuto. Una “piccola vedetta argentina” deve aver segnalato il nostro arrivo perché giunti a una decina di metri dalla struttura si è levato un grido che noi pensavamo fosse solamente gioia, invece era l’assalto (di bontà, s’intende). Qualcuno di noi si è arreso subito, altri hanno tentato la fuga con armi e bagagli ma alla fine sono stati raggiunti e costretti ad entrare nel comedòr bagnati fradici, per la gioia della gioventù festante che ci attendeva all’ingresso… e Matteo che cercava di convincerci che non c’entrava niente. Camila, Brisa, Ramiro, Alan, Gabi… Un bacio solo, sulla guancia sinistra. Così si saluta in Argentina… e così si sono avvicinati a noi, uno ad uno, i bambini presentandosi con il loro nome. Hanno tirato fuori i loro strumenti musicali che stanno utilizzando per il corso di “murga” – la musica popolare villera – e hanno inscenato una piccola esibizione… come se fosse la banda musicale della comunità a darci il benvenuto ufficiale. Poi tutti in corteo (di corsa) al parco giochi – la plaza – distante un centinaio di metri, per divertirsi fino all’ora della merenda preparata per loro nel comedòr. All’interno del centro comunitario – cioè il comedòr, che in spagnolo vuol dire mensa, ma non solo – ci sono delle donne, piuttosto giovani, intente nel lavorare alcuni fogli di carta per farne delle forme strane. Sono le donne della villa, ragazze madri, alcune di loro hanno i figli che giocano pochi metri più in là. Tutte danno il loro piccolo contributo alla buona riuscita della missione, tutte “figlie” di Luz, l’indomabile matrona del comedòr. Le volontarie del servizio civile chiamano la merenda ma i bambini, soprattutto i maschi, non ne vogliono proprio sapere di abbandonare così la loro partitella di calcio. Indossano le maglie dei loro campioni, come Messi, alcuni di loro hanno magliette rossonere note agli occhi italiani. Finita la merenda bisogna lavarsi i denti… ma molti bambini non fanno i salti di gioia… e scappano inseguiti dalle nostre ragazze tutt’intorno alla casetta dalle mura dipinte. Lucila, Diana, Damian, … Nel piccolo corridoio prima del bagno c’è una specie di bacheca in stoffa, con tante piccole tasche, ognuna con un nome, dove sono custoditi in bella evidenza gli spazzolini dei bambini. Il pomeriggio volge al termine… e arriva il momento di giocare a “lobos y campecinos”. Un gioco di ruolo dove i bambini sono divisi in lupi e contadini. Arrivata la notte, i lupi scelgono un contadino da uccidere. Di giorno arriva la vendetta dei contadini. Solo la strega e il veggente possono cambiare l’esito delle cose.
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